Vini AuraTerrae.
Racconti di terra, radici e famiglia.
In AuraTerrae, il vino nasce da una memoria familiare e da una terra che oggi rivela una nuova vocazione vinicola. Tra benefica brezza dell’Adriatico, suoli carsici e antiche varietà pugliesi come Susumaniello, Verdeca e Fiano, prende vita un progetto che unisce tradizione contadina e sensibilità contemporanea. Ogni vino è un omaggio a chi ci ha trasmesso valori, insegnamenti preziosi e amore per la terra: un viaggio intimo tra radici, affetti e territorio. Lasciati accompagnare alla scoperta delle storie che hanno ispirato ogni etichetta.
Mest Pepp
L’uomo dei due mondi
Giuseppe Valentini, per tutti Mest Pepp, era un uomo capace di sognare in grande senza perdere
il contatto con la realtà. Visionario e concreto, ha costruito il proprio cammino con tenacia,
intelligenza e uno sguardo lungimirante.
La sua storia inizia nel 1932 a San Marco, piccola frazione di Locorotondo, dove cresce tra i
giochi dell’infanzia e, presto, il lavoro nei campi: la vigna è parte della vita quotidiana e il vino
rappresenta sostegno e tradizione familiare. È qui che si forma il suo carattere, fatto di operosità
e intraprendenza.
Quando la terra diventa sempre meno produttiva, Giuseppe sceglie di partire. Nel 1957 emigra
in Venezuela e, in un contesto nuovo e lontano, dimostra una straordinaria capacità di iniziativa
avviando un’impresa edile di successo.
Il legame con la Puglia, però, non si interrompe mai. Dopo nove anni, un ritorno temporaneo
cambia tutto: incontra Angelina. Nasce un legame forte, seguito da un fidanzamento a distanza e
dalla scelta di tornare definitivamente, ricominciando da capo. Da lì, grazie alle innovazioni
apportate in campo edilizio, cresce rapidamente fino ad affermarsi come uno degli impresari di
riferimento nel territorio.
Accanto alla famiglia e all’impresa, la vigna resta una presenza costante. Il vino non è più
necessità, ma passione e condivisione: accompagna le grandi tavole domenicali, riunendo
familiari, amici e conoscenti. Negli anni Ottanta, mentre l’impresa conosce una fase di piena
espansione, nasce Antonio, ultimo dei quattro figli e futuro custode dell’eredità etica e
imprenditoriale del padre.
Nel 2008, con l’acquisto del Santissimo di Turi, prende forma il desiderio di Giuseppe di lasciare
qualcosa che resti nel tempo: una visione concreta, destinata a trasformarsi in eredità,
orientando un’idea di ospitalità fondata su eccellenza e legame con il territorio.
MEST PEPP nasce da qui: da un uomo che ha saputo partire, costruire, tornare e affermarsi,
ripartendo da zero e il cui esempio continua a guidare la famiglia.
Non a caso, il rosato che gli rende omaggio ne richiama la personalità: intenso e persistente, con
una struttura solida, come Giuseppe, capace di resistere e lasciare un segno duraturo.
Un vino che racconta tutto questo: iniziativa, coraggio e visione, senza mai perdere il legame con
le radici. Per Giuseppe, il vino è sempre stato simbolo di casa, famiglia, amicizia e condivisione:
un modo semplice e autentico per celebrare insieme i momenti più importanti.
Angelina
Una perla nel tempo
Alcune donne custodiscono il senso più profondo della famiglia con una presenza forte,
fatta di operosità e dedizione. Come Angelina, figura centrale nella famiglia Valentini,
capace di guidare la vita di ogni giorno e di essere determinante nelle scelte familiari
più importanti.
La sua storia affonda le radici in una Puglia autentica, scandita dal lavoro, dalla fede e
dai ritmi della campagna. È un racconto di sacrificio e tenacia, ma anche di legami
profondi: quelli nati con Giuseppe, conosciuto in gioventù e diventato compagno di una
vita intera e quelli costruiti ogni giorno attorno a una casa sempre aperta a figli,
parenti, amici.
Mentre il marito costruiva dal nulla, passo dopo passo, la propria impresa, lei lavorava
in casa, occupandosi dei figli, degli anziani e dei compaesani; cuciva abiti per i familiari e
la cucina rappresentava una parte significativa della vita domestica. In questa
quotidianità piena, la tavola era il luogo del ritorno, dell’attesa, della festa; il centro vivo
della famiglia. Angelina ne è stata l’interprete più autentica: cuoca straordinaria per
passione e talento, nei pranzi quotidiani, nelle domeniche, nelle ricorrenze importanti,
durante la vendemmia o la raccolta delle olive preparava con cura ciò che avrebbe
riunito tutti. I profumi ed i sapori della tradizione, i bicchieri colmi, le conversazioni che
proseguivano per ore: tutto parlava di un’ospitalità naturale, profondamente vissuta.
Il vino, in questa storia, occupa un posto speciale. Nato dalle vigne di famiglia e da una
tradizione tramandata con passione, non era pensato per il mercato, ma per la casa: per
essere condiviso nei giorni importanti e in quelli semplicemente trascorsi insieme.
Un vino intimamente legato alla convivialità, alla memoria, al senso di appartenenza,
all’importanza del tempo e delle relazioni.
Angelina ha espresso questa attenzione per gli altri anche accogliendo in casa bambini
provenienti dalla Bielorussia e offrendo loro un’estate di aria pulita, cura e protezione.
ANGELINA è dedicato a lei: alla sua autorevolezza gentile, alla sua energia
inesauribile, al suo modo di tenere unita la famiglia con fermezza. Uno spumante che
celebra la sua vitalità e il valore dell’incontro e restituisce, nel calice, il ricordo di una
casa in cui il vino è sempre stato simbolo di condivisione, festa e di legami che si
rinnovano nel tempo.
Z Cosm
Una casa sempre aperta
Ci sono vite che sembrano nascere già intrecciate alla terra. Quella di zio Cosimo comincia tra
i filari bassi della campagna di San Marco, a pochi chilometri da Locorotondo, con le mani
giovani immerse nel lavoro, il passo abituato allo sforzo e lo sguardo allenato a leggere il ritmo
delle stagioni. È la natura a guidare ogni gesto, a imporre pause e nuovi inizi.
Prima della divisa da Carabiniere, c’è un ragazzo cresciuto nella vigna di famiglia, dove ogni
grappolo porta con sé dedizione, attesa e lavoro condiviso. Fin da bambino impara a prendersi
cura di quattro ettari coltivati a mano, seguiti ogni giorno con costanza. “La vigna è tigna”, si
diceva, perché non smette mai di chiedere presenza. Finita una cosa, ne comincia un’altra, in
un ciclo continuo. La vendemmia era il momento più intenso.
Prendeva avvio intorno al 21 settembre, nei giorni di San Cosimo. L’uva veniva raccolta e
trasportata sui carri trainati da muli, poi portata al palmento, dove si pestava a piedi nudi e si
lavorava al torchio manuale. Il mosto scendeva nelle cisterne e fermentava lentamente,
custodito fino al momento giusto, prima di proseguire il suo viaggio.
Ogni fase richiedeva mani esperte, pazienza e attenzione. Si lavorava insieme, in famiglia e con
altre famiglie, condividendo giornate, fatica e responsabilità.
Da questo modo di vivere nasceva anche una solidarietà spontanea, fatta di gesti semplici e
concreti: i fichi raccolti all’alba e messi a essiccare, non solo conservati per la casa ma offerti a
chi passava; i taralli fatti a mano, sempre pronti per accogliere qualcuno.
La porta restava aperta a tutti, con quella generosità naturale che trasformava il poco in dono.
La vita è essenziale, ma piena. Ci si muove a piedi, si vive di ciò che la terra offre, ci si conosce
tutti. A 21 anni Cosimo parte, sceglie la strada dei Carabinieri, portando con sé disciplina e
senso del dovere appresi nei campi.
Z COSM – Puglia Bianco IGP è dedicato a lui, custode di valori autentici: il rispetto per la
terra, la dignità del lavoro e un profondo senso di comunità.
Maestoso
Nobile fierezza senza tempo
A pochi chilometri da AuraTerrae, il pittoresco borgo di Conversano custodisce una
storia sorprendente, fatta di nobiltà, eleganza e cavalli leggendari: quella del Lipizzano.
Le origini di questa razza risalgono al 1580, a Lipizza, in Slovenia, dove venne
selezionata per la corte imperiale austriaca grazie al suo portamento nobile, al vigore e
all’addestrabilità. Ed è proprio a Conversano che questa tradizione trova una delle sue
espressioni più significative.
I conti Acquaviva d’Aragona, signori della città, erano noti per la passione per i cavalli e
per aver dato vita a una stirpe apprezzata per forza ed eleganza. Da qui prende origine,
nel Settecento, una delle linee fondatrici del Lipizzano: la linea Conversano.
Nel castello di Conversano, ancora oggi, dipinti d’epoca raffigurano questi cavalli scuri,
fieri ma docili, impiegati un tempo in ambito militare e nel traino delle carrozze.
Accanto alla linea Conversano, la linea Maestoso, da cui il vino prende il nome, si
distingue per il mantello chiaro (grigio-bianco) ma esprime una natura potente e regale
altrettanto riconoscibile.
Oltre le singole linee, la tradizione dell’allevamento del cavallo Lipizzano è stata
riconosciuta nel 2022 dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Oggi
questa eredità continua a vivere nella campagna pugliese, tra vigneti che guardano al
mare e sentieri che attraversano il paesaggio. Vive nel rapporto quotidiano tra l’uomo e
il suo cavallo, nel volto di Oronzo, profondo conoscitore dei Lipizzani e nel passo
misurato della sua carrozza che, nelle ricorrenze, restituisce al presente un’eleganza
antica.
È nello stesso equilibrio che nasce MAESTOSO. Il Susumaniello, con la struttura piena
e il carattere deciso, richiama alcune delle qualità dell’equino da cui prende il nome.
MAESTOSO è l’incontro tra una storia radicata nel territorio, un animale nobile e
vigoroso e l’uomo che lo accompagna. Un rosso che unisce struttura ed eleganza e
porta nel calice il profilo fiero, armonioso e vivo di una tradizione che continua.